Manifesto dei pedagogisti
9 dicembre 1997
I pedagogisti nel corso degli anni hanno dato ampiamente prova di essere in grado di realizzare, in teoria e in pratica, interventi educativi volti a dare ausilio alla persona, sviluppare talenti, potenzialità creative e favorire la conquista di obiettivi personali. L’azione esercitata dal pedagogista a favore della persona ha accompagnato da sempre la storia dell’umanità e confermato quanto questa professione sia indispensabile alla società.
Le esperienze del passato, come quelle recenti e attuali, in corrispondenza al mutare della cultura e delle necessità, contribuiscono a definire l’esercizio della professione di pedagogista.
Perché questa professione e funzione dalla valenza e consistenza ampiamente riconosciute, possa essere mantenuta, rafforzata, e considerata irrinunciabile nella società attuale, è indispensabile che:
1- il pedagogista torni, a pieno diritto e con pieno riconoscimento, a soddisfare i bisogni educativi presenti nella comunità.
2- i tanti posti di lavoro riconosciuti al pedagogista dalle norme legislative emanate dallo Stato, dalle Regioni, dalle Province e dai Comuni, non debbano essere sottratti solo perché questa figura professionale non si rintraccia fra quelle delle nostre università.
3- si avvii il ripristino delle Facoltà di Pedagogia e un conseguente specifico titolo accademico di pedagogista.
4- l’Università si impegni a qualificare questo professionista promuovendo la ricerca e la sperimentazione e favorisca un’ulteriore occasione di specializzazione e crescita.
5- a seguito di una valida formazione universitaria il pedagogista possa trovarsi ad operare nei servizi sociali e culturali, nella formazione e come libero professionista, così come già si evince dalle norme legislative e dai vari disegni di legge.
6- il pedagogista sia formato nelle università per ambiti di intervento operativo rivolti a soddisfare i tanti bisogni educativi presenti nella comunità, come quelli connessi alla tossicodipendenza, all'handicap, all'AIDS, alla violenza sui minori, al disagio giovanile, all’emarginazione sociale, alla “mortalità scolastica”, al disagio psico-sociale o psico-fisico, all’orientamento scolastico e professionale, all’aggiornamento in servizio del personale e alla riqualificazione professionale.